Il Viaggiatore (Gary Jennings)

Non posso dire che sono stupito in quanto Jennings mi ha abituato a questi capolavori, ma sicuramente soddisfatto e felice di avere avuto il privilegio di leggere questa stupenda opera.

Jennings ha voluto raccontare usi, costumi, credenze e culture dei popoli e delle nazioni attraversate da Marco Polo durante i suoi viaggi.

Non solo il suo viaggio per raggiungere il Catai alla corte del Gran Khan Qubilai, ma anche quelli compiuti come spia e consigliere del sovrano mongolo.

E qui ne esce un racconto ricco ed interessante, una visione senza filtri tale per cui la foto della realtà viene pubblicata nella sua cruda e a volte ripugnante realtà.

Il contesto storico, politico e religiose dell’epoca stride e fa rabbrividire rispetto (fortunatamente) ai nostri canoni attuali.

Ci si cala nel pensiero dell’epoca, dove schiavitù, tortura ed esecuzioni sommarie miste a governi e governati dispotici, sono la normalità, accettate e difese anche dal pensiero delle religioni imperianti.

Un libro che lascia a bocca aperta quando attraversando montagne, fiumi, laghi, deserti l’autore ne descrive mirabilmente le meraviglie e al contempo la crudeltà della natura selvaggia, capace di ammaliarti ma allo stesso tempo di distruggerti.

Storie di amore e di sesso senza pudore.

Un libro che ti porta lontano. Come un viaggiatore che percorre migliaia di chilometri solo per cercare qualcosa di veramente importante dentro se stesso


Si dice che, mentre Marco Polo si trovava sul letto di morte, amici e conoscenti lo esortassero ad ammettere che tutte le avventure da lui narrate non fossero altro che ignobili menzogne. Il grande viaggiatore allora si sollevò sui guanciali, maledisse tutti e dichiarò: “Non ho narrato neppure la metà di quello che ho veduto e fatto”.

(da “Il viaggiatore” di Gary Jennings)

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